Purtroppo, rispetto al precedente libro di Norman, "La caffettiera del masochista", non ho trovato questo né altrettanto interessante né tantomeno scorrevole anche se gli argomenti trattati sono piu' attuali e attinenti alla nostra realtà.Innanzi tutto, Norman parte da un concetto: quello di trasformare il computer come è ora in tanti "infodomestici" separati con delle finalità precise, ad esempio, l'infodomestico per scrivere, l'infodomestico giardiniere, l'infodomestico dedicato alla fotografia ecc. e di rendere la loro tecnologia sempre piu' invisibile all'occhio umano, in modo che l'utente possa dedicarsi solo al risultato di ciò che deve ottenere.
L'idea è buona e giusta solo che viene riproposta in N varianti minimamente differenti per tutta la durata del libro. Al terzo capitolo che ripeteva lo stesso concetto (che ho sinteticamente riportato sopra!), ho cominciato a vacillare e a perdere il gusto della lettura.
Altri concetti che ritroverete piu' e piu' volte ripetuti sono: la dinamica di acquisizione degli utenti (quando esce una nuova tecnologia i primi utenti ad essere acquisiti sono i fanatici che sono interessati al maggiore contenuto tecnologico e alle migliori prestazioni, mano a mano che la tecnologia si stabilizza arrivano gli utenti della seconda ondata ovvero quelli che vogliono meno problemi e piu' affidabilità), l'ipotesi commerciale di successo sotto forma della metafora dello sgabello (il prodotto è rappresentato come una seduta di uno sgabello i cui tre piedi sono costituiti dalla tecnologia, dal marketing e dall'esperienza dell'utente e che devono essere di pari livello), l'idea che non sempre la tecnologia migliore sia quella che risulta vincente e diffusa tra gli utenti (in questo caso riporta N volte l'esempio del fonografo di Edison).
Due gli argomenti che mi trovano in estremo disaccordo.
Il primo, che una persona che lavora da vent'anni con i computer sia abile come un utente delle nuove generazioni. Purtroppo per Norman, la vita è implacabile e per quanto vuoi riuscire a tenerti al passo coi tempi, le nuove generazioni hanno uno sprint in piu' soprattutto in ambito tecnologico/informatico.
Lo dico in riferimento a quanto mi compete, è vero che io posso avere l'esperienza delle cose passate e i riferimenti per evitare eventuali problemi futuri, ma un adolescente di oggi ha di default un abilità con gli strumenti informatici che io, invece, sono riuscita ad acquisire solo con sforzo, tempo e sacrifici. E, quindi, molto probabilmente per gli adolescenti di oggi sarà uno scherzo usare sistemi complessi come i personal computer e gli infodomestici saranno strumenti limitati e dedicati ad un pubblico di senior (per intenderci, paragonabili a quello che è per noi oggi il Salvalavita Beghelli rispetto ad un comune cellulare). Pur non volendo affermare con ciò che non siano utili, anzi, ci saranno sempre persone che hanno bisogno di strumenti piu' semplici e usabili o comunque momenti e luoghi che non consentono un uso specifico e impegnato della tecnologia (ad esempio, se mi sta prendendo un infarto sarà sempre meglio avere un Salvalavita Beghelli che un cellulare!)
Il secondo, che impiantarsi un telefono nell'orecchio non è paragonabile ad inserirsi un pacemaker nel petto. Perché quest'ultimo è a scopo curativo, invece un telefonino in un'orecchio lo vedo un buon passo verso la demenza: anzi proporrei di porre fine a quest'era di gente incollata al telefono per dichiarare ufficialmente iniziata la nuova era della gente irreperibile per scelta! Il telefono è una schiavitù e, a questo proposito, ne approfitto per avvertire tutti quelli che mi conoscono che rispondo quando voglio e non richiamo le persone che mi telefonano poiché non sono stata io a cercarle.
In sintesi, è un libro che consiglio di leggere però con il metodo della lettura veloce, tanto se si salta qualcosa lo si ritrova qualche pagina più avanti.
Titolo: Il computer invisibile. La tecnologia migliore è quella che non si vede.
Autore: Donald A. Norman
Anno: 2005
Editore: Apogeo