Insomma, il punto è proprio questo: riconoscere la differenza di genere. Marina Terragni è incredibile, centra tutto: l'ansia da prestazione, la confusione dei sentimenti, i sensi di colpa e i sacrifici che una donna deve patire, anzi, che si impone di patire perchè i carnefici, come le vittime, siamo sempre e quasi solo noi stesse.
Tanto per ricondurre l'argomento alla mia esperenza di designer e forzarlo all'interno di questo spazio, vi racconto un aneddoto che fa capire quanta ansia da prestazione abbiamo e quanto ci fa star male questo senso di inadeguatezza perenne, in confronto agli uomini.
Quando sono entrata a far parte degli Specialist Macromedia, io e un'altra ragazza eravamo le uniche 2 donne all'interno di un gruppo di una quarantina di professionisti uomini. Per farci conoscere e integrare, Macromedia aveva organizzato un fine settimana in un agriturismo in Toscana. Io volevo morire: 40 professionisti completamente immersi in discorsi sulla grafica, sulla programmazione dalle 8 di mattina alle 24 della sera. Non capivo un termine, non coglievo neanche una frase, mi sentivo una deficente. Poi mi sono messa sotto, documentata, studiato, preso certificazioni che mi dessero sicurezza (cosa che pochissimi degli altri professionisti avevano), uno sforzo della miseria...ma la sensazione di essere una deficente era sempre lì al minimo errore.
Il problema, ora me ne rendo conto, è che sono diversa, siamo diverse...gli uomini possono stare 24 ore davanti ad un monitor e poi mettersi a pubblicare post sulle nuove feature del software XYZ...noi no. Noi abbiamo bisogno di spaziare, di interessarci a piu' cose, diamo molta importanza alle relazioni, ai sentimenti, ci occupiamo della cura del gatto, della casa, degli amici, dei figli, dei nonni. Non esiste un solo argomento a cui appassionarci, esiste un mondo. Cosa avrei dato per poter parlare di qualcosa di futile in quei tre giorni...che ne so il taglio di capelli di Jennifer Aniston...e invece no...sono stata lì a recitare la parte della designersotuttoio che stava sulle scatole già a me, figuriamoci agli altri.
Però nel mondo costituito ciò che paga sembra sia essere sempre lì "sul pezzo" (frase che mi fa orrore anche solo mettere nero su bianco), non che sei originale, particolare e differente.
Valutiamo la bravura di una persona dal tempo che ci spende a fare un lavoro quando invece in pratica è esattamente il contrario: i piu' in gamba risolvono i problemi in breve tempo, gli incompetenti rimangono inchiodati in eterno.
Altro punto. Le donne fanno figli, vero, ma mica da poco tempo cioè, dovremmo essere abituati a quest'idea, ormai è vecchia come il mondo, eppure è ancora un problema. Ora la mia proposta è questa, se io ho un figlio e invece di 14 ore a girarmi i pollici e fare finta di lavorare per compiacere eventuali manager, ne facessi 4 e tornassi a casa...non sarebbe un mondo stupendo? Se poi quelle 4 me le pagassero come un uomo medio, uno di quelli che leggono la Padania per le 8 ore lavorative e poi fanno gli straordinari pagati, non sarei stra-contenta?
E poi dobbiamo affrontarla e risolverla prima o poi questa paura che un figlio ci inchiodi a casa, coi bigodini e con la vita sociale ridotta alle 4 chiacchiere col macellaio. Ora, invece, la professionista media, molla il figlio alla filippina, entra in un posto squallido alle 9 esce alle 22 in tempo per dare il bacio della buona notte al figlio, e scambia 4 chiacchiere in chat con la collega di scrivania per non farsi beccare dal capo. Il tutto per uno stipendio che non equipara mai quello del piu' scarso tra i suoi colleghi uomini. Svegliamoci il maschilismo ha fallito, ma il femminismo non sta bene...pretendiamo il rispetto delle nostre differenze!
Di questo parla il libro di Marina Terragni, però, per fortuna, detto meglio. E parla della scomparsa delle donne...perché se lavoriamo 14 ore, non facciamo figli, parliamo solo di lavoro, andiamo in giro in gessato e imprechiamo come scaricatori di porto (che ormai sono educande in confronto a noi), non siamo donne, ma degli pseudo-uomini. E stiamo seguendo delle regole di uomini anche quando ci imbottiamo di silicone per assomigliare ad un ideale di donna che non è una donna, ma una pornodiva uscita da sogni erotici prettamente maschili. Dobbiamo tornare noi stesse. Essere orgogliose di quello che siamo. Rispondere "Eh 'mbeh?" quando ci fanno notare che non facciamo quello che gli uomini farebbero. Fregarcene della carriera, del dimostrare sempre quanto valiamo e del sentirci sempre fuori posto...solo allora faremo carriera, ci sarà riconosciuto un valore e ci integreremo.
Bellissimo e da leggere assolutamente, uomini o donne che siate perché il mondo (lavorativo e no) va troppo male...ci vuole di nuovo una sana visione della vita.
Titolo: La scomparsa delle donne. Maschile, femminile e altre cose del genere.
Autore: Marina Terragni
Anno: 2008
Editore: Mondadori